VITALY CHURCH

"The Darkest Love"

 

Eccoci di fronte al lavoro solista del chitarrista dei Seven Gates (band power metal Toscana) Tommaso Vitali che, avvalendosi della collaborazione del singer dei Renegade Stefano Senesi, si immerge in atmosfere decisamente dark, ma molto difficili da definire precisamente, in quanto sono presenti fortissimi elementi del più classico heavy. Un ottimo misto direi, al confine tra generi, classico demo per cui le solite categorie non servono…

Già dalla cover, in cui dominano il nero e il rosso, si capisce che questi saranno gli elementi cromatici che la faranno da padrone, insieme ad un’ultramalinconica rosa che fa capolino sul petto del nostro lead guitarist…

Si parte subito con la title track: il riff iniziale è stracatchy, il ritmo è serrato, entra quasi subito la voce e le chitarre scandiscono il tempo con gli accordi. Ci si accorge subito che la registrazione è ottima (in tutti i suoi dettagli). La voce scura del singer (autore di un’interpretazione totalmente differente da quella fornita nei Renegade), ci guida velocemente verso il ritornello, molto semplice ma efficacissimo, che rimane subito nelle orecchie dell’ascoltatore. Si va dunque velocemente verso il secondo pezzo – “Kissing the rose” – introdotto dalla chitarra accompagnata da un bellissimo riff di piano. Il singer è poi accompagnato per buona parte della strofa solamente da basso e batteria, per rendere le atmosfere ancora più scure. Il ritornello arriva puntuale, per poi proseguire nel resto della canzone…breve pausa centrale dove il piano domina (ma senza mai far perdere di enfasi alla canzone, anzi), per passare all’assolo. Veniamo poi introdotti in “Curch of solitude”, pezzo molto malinconico ma che, grazie all’ottimo lavoro di basso e batteria, tiene sempre alto il ritmo, arrivando ad un chorus molto elaborato ma d’effetto. Canzone sicuramente più riflessiva delle altre, con diversi cambi di tempo. Ottimo l’assolo centrale armonizzato, semplice e ben realizzato. Il chitarrista dimostra di avere un gusto per la melodia non indifferente. Si arriva poi dunque velocemente all’ultimo pezzo del lavoro – “In blood we trust” – titolo un pò scontato, ma la canzone è eccitante, mantenendosi su un mid-tempo e con (manco a farlo apposta!) uno splendido e lungo assolo.

 

In conclusione, un lavoro sicuramente degno di nota, registrato in maniera ottima e nel quale si è riusciti a dare la giusta importanza ad ogni singola componente. Complimenti a Tommaso Vitali per il gusto dimostrato (sicuramente molto lontano da quello della sua band a “tempo pieno” – i Seven Gates - ) e al singer per il pathos che ci regala in tutte e quattro le singole tracce. Penso che alcuni brani di questo lavoro debbano, di diritto, passare per radio.

 

Sul sito sono disponibili alcuni pezzi in streaming:

http://www.vitalychurch.com/

 

 

 

VOTO: 7,5/10

 

Cagliostro