Annihilator

 

Waking the fury

- Spv Steamhammer 2002 -




Neanche il tempo di riprendersi dallo scossone provocato da Carnival Diablos che di nuovo il buon vecchio Jeff Waters ritorna sul mercato con i suoi Annihilator con il nuovissimo fumante di stampa "Waking the Fury",
un'altra stupenda prova di come si può rimanere coerenti davanti alle imperanti e vergognose mode che oramai infestano anche il nostro caro e amato mondo del metal, e al tempo stesso essere al passo con i tempi, con dovuti accorgimenti e innovazioni al sound,ricordandosi però di non snaturare il tutto per essere per forza ritenuti geni dell'innovazione nel 2002! Apparte questo,la band della fredda Vancouver ritornano con due quinti della formazione rimaneggiata; dopo aver perso per strada l'ugola di carta a vetro per eccellenza,quel Randy Rampage che ben figurò qualche annetto fa sul debut album della band, Alice in Hell, e  sull'album che segnò il ritorno sulle scene dopo alcuni anni di stop dovuti soprattutto ai problemi personali di Jeff Waters,ovvero Criteria of a Black Widow, superbamente e degnamente direi sostituito da Joe Comeau,già chitarrista degli Overkill 
e ex cantante dei Liege Lord ( chissà in quanti la sapranno questa cosa),
al suo secondo disco con la band di Jeff,gli Annihilator perdono altri 2 pezzi storici dell'originale line up; il gigantesco e bravissimo batterista Ray Hartmann e il chitarrista Dave Scott Davies, rimpiazzati rispettivamente da Randy Black,già batterista degli Annihilator ai tempi della parentesi polistrumentistica di Jeff Waters,e dallo sconosciuto Curran Murphy.
Come detto in apertura,il sound presenta delle "modifiche" , che nient'altro sono che effetti sulle chitarre che le rendono ancora più cattive e "raschia orecchie" e ce ne possiamo rendere subito conto fin dall'opener ULTRA MOTION; ritmi serrati a manetta e un Joe Comeau disposto a fare vittime e non prigionieri,spianano la strada del ritorno dei cinque canadesi;chitarre che sembrano mitragliatrici impazzite che perforano i corpi dei poveri ascoltatori e chi più ne ha più ne metta. Devo dire inoltre che Rob Halford non ha invano pubblicato il suo disco solista,visto che i nostri amici del freddo Nord America l' hanno saputo assimilare meglio degli altri,dato che la seguente TORN potrebbe benissimo figurare su Resurrection,tanta è l'ombra  di tale album che aleggia su questa come in altre canzoni di "Waking the Fury". La partenza di MY PRECIOUS LUNATIC ASYLUM,mi aveva un attimo fatto rimanere di sasso, ma mi sono dovuto ricredere immediatamente e "assaporare" la brutale energia sprigionata dalle folli chitarre di Waters e del suo nuovo compagno d'ascia, una scia di purezza e bestiale cattiveria, che forse nelle beghe personali di Waters si può trovare il capro espiatorio, che per stessa ammissione dello stesso Jeff hanno rappresentato la parte aggressiva delle canzoni degli Annihilator da Criteria in poi. Credete che sia finita qui la folle corsa verso la distruzione sonora di Waters e compagni? Nient'affatto, ed ecco a provarcelo STRIKER,  si ritorna indietro di qualche anno risentendo le influenze più marcate di Never Neverland, in cui la padrona assoluta, la doppia cassa, offre il seggio migliore per far poggiare il pesante "fondoschiena" delle chitarre, offendo anche un superbo assolo di batteria a metà canzone,quasi a far da schiacciasassi all'ultimo pezzo di "strada infuocata" composta da questa incredibile song. Una nuova discepola dell'Halford sound giunge a noi, ed è RITUAL, massiccia e potente,quasi a riprodurre i passi di un gigante incazzato per il suo ritmo incalzante e fiero. La seguente PRIME TIME KILLING, è la parte che mi ha meno impressionato dell'intero album, non sembra neanche di sentire gli Annihilator ma piuttosto gli Slipknot e questo costa un punto a Waters e soci, ma trattasi solo di una parentesi chiusa immediatamente,e le danze riprendono nella maniera giusta con THE BLACKEST DAY che ci ridà gli Annihilator come da sempre li si conosce, e in conseguenza di ciò, la band canadese onora come già fece sul precedente Carnival Diablos, con Shallow Grave, il nome degli Ac/Dc, una delle band per cui Jeff stravede, presentando in una NOTHING TO ME,una versione di quelli che potrebbero essere Angus e la sua scalmanata schiera di compagni in versione più moderna e aggiornata al nuovo millennio; suddetta canzone la ritroviamo in fondo all'album in versione "radio" a far compagnia alla versione live di Shallow Grave, entrambe bonus track. Riprende il filo del discorso "annhiliatoriano" la "halfordiana" FIRE POWER, definibile da alcune canzoni del suo testo "infernal devastation prepare for the attack"che lasciano trasparire il contenuto della suddetta tracks,e quindi ogni mio commento sarebbe superfluo,lascio a voi il giudizio.Chiude in bellezza il full lenght la malvagia COLD BLOODED,dando il supremo colpo di grazia ai malcapitati che avranno la fortuna di essere arrivati alla fine di questo album, se avranno ancora la forza necessaria che ha resistito alla violenza delle precedenti songs.
I cambi di line up hanno insegnato che nella loro carriera gli Annihilator non hanno mai perso un colpo (o quasi, vedasi il bruttissimo e per fortuna unico capitolo storto intitolato Remains),e che dopo tredici anni gli Annihilator sono ancora qui, coerenti con le loro coordinate,a regalarci ancora album di stupenda tecnica thrash e potenza heavy metal. Da abbonare per i prossimi tredici anni avvenire.
                                                          

Running Wild

VOTO:

9