ASKEM

"RBjarky"
(Angelic Music  2002)


A volte ti capitano per le mani album che già da una prima occhiata alla
copertina ti fanno capire chi sia la musa ispiratrice (per dirla con un eufemismo) del gruppo
in questione. Un esempio molto calzante sono i Wigrid: credo che nessuno, osservando la
copertina del loro primo album, abbia avuto dubbi in merito. Stessa cosa vale per il signor Varghar
Necron (all' epoca unico componente del progetto Askhem) che, benchè strizzi decisamente l'
occhio al Conte, ha realizzato un album che riesce a godere di una sua dignità indipendente e a
non finire nel triste novero degli sbiaditi emuli. La differenza sta nel fatto che, mentre
il progetto Wigrid si rifà al periodo black di Burzum, qui si parla di ambient freddo e
minimale. Singolari sono le vicende chi mi hanno portato dopo lunghe ricerche ad
entrare in possesso dell' album ma se, come dettano le famose "101 regole del trù ivol", il modo
migliore per fard iventare il tuo album un cult è fare in modo che la gente non lo trovi,
direi che questo può ambire alle più alte posizioni.

L' album è basato su un capitolo della "Saga di Hrolf Kraki" scritta dal
danese Paul Anderson,qui ripercorso attraverso nove capitoli di profonda atmosfera e brevemente riassunto nel
booklet.L' album si apre con "Across the wide open sea", pezzo che sfuma lentamente
dal rumore delle onde del mare in un incalzante incedere che ci conduce fino al secondo
pezzo."Hvit" inizia con un attacco che deve molto a "Han som reiste", per poi
fondersi dopo pochi secondi con tastiere più pompose con cui si accompagna fino al pezzo
seguente."Son of the dream's thief" è lenta, pesante, fredda e estremamente
evocativa. Qui Varghar punta
decisamente sulla pura atmosfera.Segue "The curse", breve intermezzo effettato, prima di "Fading in the moonlight of velvet",indubbiamente uno dei pezzi più belli del disco. Un meraviglioso climax di gusto medievale cheattacca lentamente e pacatamente per sfociare poi in una maestosa
conclusione molto ridondante."Fayries whispers in the night of Yule" è un lungo pezzo votato alla pura atmosfera che mi ha ricordato molto "Tomhet", non tanto dal punto di vista compositivo, quanto per le sensazioni che riesce a suscitare."Symphony of northen skyes part 1" è un' altro pezzo che da solo potrebbe valere l' acquisto del cd. Molto eterogenea, spazia dal trionfale, al lento, all' incalzante. "Tune of doom" è un lungo pezzo che ci conduce lentamente verso le
struggenti note che descrivono malinconicamente gli ultimi momenti di qualcosa inesorabilmente
giunto al termine in una lenta ma maestosa agonia. "Symphony of northen skyes part 2" attacca con un gusto particolare quasi si trattasse dello
scaldo che, giunto alla fine della sua narrazione, torna a destare gli ascoltatori immersi
ancora nel fantastico mondo appena descritto, per poi concludere in modo
maestoso, come a voler dare un ultimo assaggio prima del successivo racconto.
Indubbiamente un disco molto coraggioso, vero e realizzato con passione. Una
caratteristica molto importante, quando si parla di ambient, sta nella
capacità di un disco di emergere dal mucchio delle produzioni subito bollate
come musica di sottofondo. Questo disco ci riesce perfettamente, come riesce
a raccontare delle storie pur essendo totalemnte strumentale.
Purtroppo si tratta di un genere che non trova molta risposta dal pubblico,
specialmente in Italia, ma il buon Necron se ne infischia e mi ha confermato
di essere al lavoro su due nuovi dischi: uno sotto il nome di Askhem che si
muta in un progetto black e uno sotto il nome di Varghar Necron che resta il
suo personale progetto ambient.
Per quanto riguarda i contatti, dato che la mail stampata nel booklet
risulta inesistente, vi lascio un più tradizionale indirizzo fisico:

Luca Grimaldi
via de' Castellani 23
59100 Prato

 

VOTO

 

 8

 

Maniac