BLAZE 

"Tenth Dimension

(Steamhammer 2002)

 

Torna alla grande anche l’ex frontman di Wolfsbane e Iron Maiden! Il suo precedente “Silicon Messiah” non mi aveva convinto più di tanto, poiché il sapore che sprigionava era –peccato!- quello dell’incertezza, quello di un lp proposto al pubblico con timidezza e inesperienza… Lacune che, nel caso di Blaze Bayley, erano in fin dei conti più che perdonabili, in una prima prova solistica. Infatti la mia modesta impressione è sempre stata la stessa nel corso degli anni; sua eccellenza Steve Harris, secondo il sottoscritto, avrebbe composto il materiale di “The X-Factor” e “Virtual XI” non curandosi della timbrica del nuovo arrivato singer, immaginando che Bruce Dickinson fosse ancora dietro il microfono… La voce di Blaze è molto particolare, si sa, i suoi mezzi tecnici non puntano certo in alto, ma questo semplice inglesotto rockettaro ha grinta, motivazione e volontà da vendere, e se in prima persona in sede compositiva, dimostra anche di sapersela cavare vocalmente! La prima traccia “Kill and Destroy”, il singolo,  già mette in chiaro le cose: Steve Harris avrebbe dovuto lasciare più spazio a Blaze, onde non metterlo in condizioni estremamente imbarazzanti! Si sente inoltre un piacevole contributo da parte dell’ultimo Rob Halford, tante sono le similitudini tra questa song e le sue “Made in hell”, “Cyberworld” o “Twist”. E fa un gran piacere sentire un brano così, fresco e compatto, che profuma felicemente di N.W.O.B.H.M ovviamente in chiave nuovo millennio. Si prosegue con la moderna “End Dream”, un gran bel lavoro, al passo coi tempi ma tremendamente devota ad Ozzy, soprattutto nelle strofe, per poi sfociare in un bellissimo refrain maideniano! Spensierato e votato al nobile metallo britannico d’annata, il dischetto ottico scorre nel lettore che è una bellezza, e la  title track esplode in una travolgente e ispirata ritmica,che fa finalmente capire qualcosa anche riguardo alla band in toto: compattezza nei suoni, ottima registrazione, chitarre HEAVY ma mai assordanti, Blaze che gioca agli anni 80 con un’innocenza che fa quasi tenerezza, specie negli intermezzi rallentati. Ma ecco che il passato di Bayley negli Iron Maiden fa capolino! “Nothing will stop me” mi ha troppo ricordato il giorno che uscì “The X Factor”, e ovviamente gioisco per questo; quel cupo arpeggio mi ha fatto venire i brividi, e il progredire del brano mi ha fatto tornare con la mente ai tempi in cui mentre andavo a scuola mi ascoltavo “Fortunes of war”, “The Aftermath” e “Look for the truth”. In definitiva un gran bel brano x-factoriano, dove la band cerca di inserire degli elementi moderni non riuscendo nel suo intento, per fortuna!!!  Blaze non ci da il tempo di pensare, di sedersi per analizzare i particolari; vuole ricordare il coinvolgimento dei tempi che furono, vuole l’headbanging più sfrenato, e come non accontentarlo sulla fulminea, bellissima “Leap of Faith”??? Ritmiche serratissime, melodia catchy in primissimo piano e una dose di “Fear of the Dark” (l’lp) a guarnire il tutto, ma la cosa sorprendente è che tutto ciò non puzza per niente di forzato o, meno che mai, di ruffiano. La band è spontanea fino in fondo, e gli Iron Maiden sembrano essere solo una semplice influenza, più che un ricordo vissuto in prima persona. La power-ballad “The truth revealed/Meant to be” è anch’essa una potenziale b-side di “The X-Factor”, ma il nostro vocalist è evidentemente meno suggestionato, più a suo agio vocalmente, e si esprime alla grande; gli arrangiamenti poi fanno la loro parte, dando al brano quel tocco di classe che fa la differenza. Le due tracce a seguire invece, abbassano purtroppo la media dell’album, ed è un vero peccato! Fraseggi fin troppo moderni –che  poco hanno a che fare con il resto del disco-, tentativi ridicoli di attingere dal repertorio degli ultimi Ozzy e Halford sono le coordinate su cui si muovono infatti “Land of the Blind” e la pessima “Stealing time”. Sembra proprio che stia per arrivare la carrellata di brani da bocciare, invece i “signori N.W.O.B.H.M. 2000”  sbalordiscono ancora a livelli eccezionali! A risollevare le sorti è la splendida “Speed of Light”, una cover degli Iron…ah no, ho sbagliato, è un brano originale, ma sa così tanto di “Fear of the dark” –non voglio ricordarmi il periodo in cui uscì quello…ero alle medie, mammamia!-  che non si può non mimare le mossette talle di Bruce Dickinson con tanto di posa piede-sull-amplificatore , ahahahahah! A chiudere in bellezza troviamo un personalissimo slow che si avvicina più al metal americano (Queensryche, Savatage ecc.) che alle radici britanniche, ben composto e ben interpretato da tutta la band, anche se a dire il vero i suoi 6 minuti e mezzo non giovano all’ascolto… Difetti da segnalare? Mah, forse una batteria più americaneggiante nei suoni non avrebbe guastato, ma ora che ci penso, questo suono ricorda vagamente i Demon e i Tytan, quindi…promosso senza discussioni!

“…dentro siamo ancora tra i 12 e i 16 anni, con la stessa voglia di ridere, di divertirsi e di fare casino…”, recitava Montagnani nel film “Amici miei atto III”, e questa frase recensisce da sola il nuovo lp di Blaze; un H/M fanciullesco e disimpegnato, senza tanti fronzoli o ricerche particolari, l’heavy metal che finalmente non si prende troppo sul serio, lasciando pieno campo al divertimento e alla spensieratezza. Questo disco mi ha fatto veramente tornare indietro di diversi anni, mi ha reso per qualche minuto alcune delle più belle emozioni bambinesche e mi ha riportato ai tempi in cui né scrivevo recensioni, ne avevo centinaia di dischi in casa… è stato come se stessi ascoltando il primo album di Heavy Metal della mia vita, e credo che l’intento di Mr.Bayley e dei suoi compagni fosse proprio questo…GRAZIE BLAZE!!!

Voto: 

8,5

Dr.Agnar

PS. La performance al Tenax di Firenze di spalla ai Savatage 

è stata sensazionale, il modo migliore per preparare alla

 “decima dimensione” i fans che ancora credono nella

 musica genuina e incontaminata

 (o, se volete, che vivono nel mondo delle favole…) !