CIRITH UNGOL 

“SERVANTS OF CHAOS”

(Metal Blade)

 

 

 

 Tornano, dopo ben 11 anni di silenzio, maestri dell’epic metal americano, I Cirith Ungol, e presto credo che avremo le motivazioni fornite dalla band stessa…

Questa specie di greatest hits lascia diverse perplessità, a livello discografico naturalmente: sarà un semplice tributo da parte del betterista Robert Garven e del chitarrista Greg Lindstrom alla memoria del grande axeman Jerry Fogle scomparso nell’estate del 1998, sarà un richiamo a tutti i fans per annunciare l’uscita imminente di un nuovo lp ??? (voi non potete neanche immaginare cosa non darei per vedere almeno una volta nella vita il grezzissimo Tim Baker che urla dietro al microfono e magari ascoltare dal vivo vecchie mazzate come “Frost and Fire”,”Atom Smasher” o “Blood and Iron”!!!)

Ciò poco importa, perché qualunque sia il significato di questo doppio cd, l’accoglienza in casa mia è stata ovviamente delle migliori. Una confezione davvero superba per un best of, divisa in due sezioni e commentate rispettivamente da Lindstrom e da Garven, spiegazioni dettagliatissime su ogni song, tratte dal materiale degli anni 70 nel caso del primo cd (quindi demotapes e rough mix pre “Frost and Fire”) e dal materiale degli eighties nel caso del secondo (quindi da “King of the Dead” in poi).

Per la cronaca, nessun brano qui riportato è uguale alla propria versione già edita negli lp, ogni traccia ha una storia mai raccontata che funge da documento imperdibile per ogni fan della band americana; sentire il demo registrato in casa di “Frost and Fire” è un’esperienza ineguagliabile, sentire come nell’lp originale quello strano e spettrale riff al sintetizzatore fu volgarmente omesso…eh…le case discografiche! Possiamo inoltre ascoltare sempre sul primo cd un Jerry Fogle al massimo dell’ispirazione in vari brani inediti, sempre trattasi di registrazioni casalinghe, possiamo gustarci un Greg Lindstrom che giocherella con la sua chitarra e col suo synth registrandosi su un 4 piste analogico…che groove ragazzi! L’unica cosa che mi lascia perplesso di questo primo volume, è la versione (seppur bellissima quasi quanto l’originale) di “Maybe that’s why” che io attendevo a gloria nella sua inedita veste completa di lyrics, invece mi trovo di fronte ad un semplice demo incompiuto quanto la definitiva traccia dell’lp. Per chi non lo sapesse quel pezzo doveva essere cantato già su “Frost and Fire”, ma l’etichetta di allora non diede il tempo (!!!) alla band di completare il suo lavoro, lasciando un masterpiece come “Maybe that’s why” privo del suo poetico testo…

Nel secondo cd invece troviamo, oltre ai soliti inediti di turno, la prima versione (cioè quella rough mix, non riveduta e corretta dagli aguzzini della Restless Records,label dei nostri nel 1990) del rarissimo lp “Paradise Lost” con la tracklist quasi al completo, che risulta a detta del batterista Robert Garven assai migliore della release ufficiale. Viene riproposta addirittura in due versioni (home demo e r.m.) la bellissima “Fallen Idols” una delle quali presenta un chorus veramente valido…che sentiremo spesso riecheggiare nelle divagazioni epiche di tali Bathory (avete presente i cori di “Hammereart” e “Blood on Ice”???); spiccano inoltre registrazioni live mozzafiato catturate nel 1985 o giù di lì durante un concerto in California di spalla ai Loudness, e non vi dico l’energia e la freschezza che sprigionano pezzi come l’immortale “Atom Smasher”, “Master of the Pit” e la dedicata “Cirith Ungol”! Ascoltare per credere, barbarian metal allo stato primordiale, sicuramente un manuale del war-metaller che sembra essere stato seguito non poco da bands come Omen, Manowar e Tyrant.

Quindi non è un vero e proprio greatest hits, questo “Servants of Chaos”, ma un modo per donare ai fans la storia mai raccontata dei Cirith Ungol, un doppio cd obbligatorio –contenente fra l’altro delle ottime foto della band on stage- forse più per i cultori della band che per chi non li conosce affatto, un documento come raramente se ne sono visti nella storia dell’heavy metal, in sostanza è la raccolta che ogni fan pretenderebbe da parte della sua band preferita; peccato che i Cirith siano sempre stati la band preferita di pochissimi…

Unico neo, che mi trattiene dal dare il massimo dei voti, ripeto, la non presenza di “Maybe that’s why” con le lyrics…per il resto… BUY OR DIE!

 

 

Voto: 

9,5

 

Dr.Agnar

 

 

  

Ps. Pensavate che il vostro dottore preferito mollasse l’articolo sui Cirith Senza farvi un regalino??? Questo che vi pubblico qua sotto è quello che doveva essere il testo di “Maybe that’s why”, una poesia che certi perdenti agli inizi degli anni 80 hanno preferito cestinare per problemi di tempo invece di inchinarsi…

 

MAYBE THAT’S WHY (Lindstrom)

 

I don’t know how you really feel,

I just know you’ve been hurt,

Wish I could say what I really feel,

But I know you need more than words.

To say everything I wanted to say,

I’d have to write a book,

But you can say so much more

With just a single look.

 

Maybe that’s why, maybe that’s why I love you…

 

Close my eyes and I see your face

My heart starts beating your name,

Look in your eyes and I melt away,

I know I’ll never be the same…

Now here’s the moral of the story,

I know it’s easier said than done,

Believe in your dreams,believe in yourself,

No matter,no matter what comes,

You’ve got the power, you’ve got the strength,

I know you’re gonna pull through,

And just in case it matters,

Remember that I believe in you…

 

Maybe that’s why, maybe that’s why I love you…