DOMINE
“STORMBRINGER RULER”
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Torna per il piacere del sottoscritto la mia band italiana preferita, che seguo dal suo magnifico esordio datato 1997 “Champion Eternal” e che continua a darmi prova di grande classe dalla bellezza di cinque anni. Ricordo benissimo l’uscita del loro primo full length, e il periodo in cui tutti i miei compagni di scuola commentavano: “l’ennesimo prodotto epic metal americano sentito e risentito” e io che invece andavo orgoglioso del fatto che questo eccezionale combo fosse italianissimo e in particolare toscanissimo…e che soprattutto fosse un gruppo lontano anni luce dai soliti cliché del power metal moderno. Nel 99 mi sarei sinceramente aspettato molto di più dall’indeciso “Dragonlord”, un disco che pur avendo dei buoni spunti nel songwriting (la title track e l’infuriata “Thunderstorm” si meritano sicuramente un posto tra le mie canzoni preferite scritte dall’ascia Enrico Paoli) denotava gravi pecche nella produzione, negli arrangiamenti (le tastiere veramente chiuse in un angolino, quando sarebbero a mio viso state fondamentali) e anche nella stesura di alcuni pezzi tipo “Defenders” –molto bella ma veramente troppo scontata- o “Uriel, the flame of God”, un pezzo tirato via chissà per quale motivo… Ed ecco che finalmente arriva l’attesissimo terzo lp: e con grande emozione lo inserisco nel lettore e premo il fatidico “play”. Niente di paragonabile alla teatrale epicità del debut album, secondo me inarrivabile, niente di nuovo, niente che verrà ricordato nei secoli…ma cazzo, questo “Stormbringer Ruler” è uno dei migliori prodotti power-epic usciti dai tempi di “Visions” degli Stratovarius, a dispetto di mediocri lavori acclamati come il futuro del metal (mi viene in mente il fintissimo “Avantasia” o qualsiasi cosa targata Rhapsody e Sonata Arctica per intendersi). I Domine hanno saputo magistralmente rimediare a TUTTI i difetti del precedente lp. Non so se giudicarlo il lavoro definitivo della band toscana, forse non è così, ma nell’ascoltare agghiacciato la furibonda opener che risponde al nome di “Hurricane Master”, arrangiata da dio, suonata e cantata con uno spirito guerriero che pochissimi gruppi riescono a sfoggiare oggi giorno, penso che la maturazione dei Domine sia ormai completata. E la successiva, altrettanto potente “Horn of Fate” è la conferma di quanto detto. Il songwriting è veramente dei migliori, la penna di Enrico Paoli stavolta ha fatto veramente centro, oscurando ogni perplessità nata dall’imperfezione notevole di “Dragonlord”. La magia del mid tempo “Ride of the Walkyries” è pressoché indescrivibile, e benché abbia dovuto ripetere più volte l’ascolto di questo brano per carpirne l’essenza, risulta essere una delle migliori canzoni dell’lp; il suo coro trionfale contornato dalla bellissima voce di Morby e dalle tastiere di Riccardo Iacono stavolta strumento veramente di rilievo per la realizzazione del prodotto, fa di questo pezzo una delle più epiche composizioni della storia del metal italiano. Ancora power a livelli ultraterreni con l’ispiratissima “True leader of men”, rifacentesi alla trama del cult-movie “Dune” di David Lynch, e qui la dimostrazione che non ci troviamo assolutamente di fronte alla solita power-clone-italian-band ma ad un gruppo che ha trovato la sua strada, in cui riecheggiano spunti –e badate bene, parlo solo di spunti- dell’epic metal che fu di bands come Warlord, Tyrant o Manowar, ma la cui originalità è più che mai evidente… Nessun momento per rilassarsi, la battaglia infuria con il mid-tempo “The bearer of the black sword”, per la verità non molto convincente, ma passabile, e con la mistica e epicissima “Fall of the spiral Tower”. Singolare la presenza di una vera e propria ballad, scritta a quattro mani da Enrico Paoli e il tastierista Riccardo Iacono, un esperimento a conti fatti riuscito, complice una grande prova di Morby dietro al microfono; mai avevo sentito lo storico Morby cantare con tanto sentimento come in questa “For Evermore”, dedicata fra l’altro alla memoria di tale Freddie Mercury, da sempre omaggiato tra i ringraziamenti nei dischi della band. L’album si conclude con quella che forse è la più bella canzone mai scritta dai Domine: “Dawn of a new day – a Celtic requiem” una cavalcata in cui tutta la drammatica e epica teatralità dei Domine (che aveva dato lezioni già su “Champion Eternal”) si fa sentire come non mai, mettendo in chiaro le cose una volta per tutte. Non saprei quali altre parole usare per commentare questo capolavoro che in soli (eh, sì, sembrano quasi pochi…) 11 minuti rivela tutta la maestria del quintetto toscano, oltretutto dato il fatto che la suddetta song potrebbe benissimo essere una “March for Revenge” – se non sapete di chi è questa canzone cambiate sito, ora! - personalizzata e portata ai giorni nostri. Non posso far altro che consigliarvi questo masterpeice di epic metal italiano, in cui gli unici difetti che riesco a trovare sono un missaggio finale non troppo esaltante e un paio di pezzi sotto la media; possono fare di meglio? “Stormbringer Ruler” è veramente l’album definitivo? Chi lo sa? La risposta ce la darà la loro quarta prova in studio, che attendiamo tutti con ansia. Per ora…promossi!
Voto: 7,5 Dr.Agnar |