Gamma Ray
“No world order”
(Metal Is Record 2001)
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Ritorna il combo tedesco,guidato da sua eminenza
Kai Hansen, e lo fa in maniera piuttosto ambigua: eh si perchè questo
NO WORLD ORDER, sarà sicuramente un album che più di qualsiasi altro
dei raggio gamma, dividerà l'opinione pubblica in amanti di questo
cd, e chi invece lo disprezzerà;io personalmente mi colloco nella
prima categoria. Innanzitutto subito una differenza risalta
all'orecchio,ossia un indurimento del suono delle chitarre,ed è
questa la cosa che forse farà un po' riflettere gli
ascoltatori,la ritengo una buona scelta da parte dei raggi di
Amburgo,ossia sono riusciti a rinnovare un attimo il loro sound senza
comunque stravolgerlo,al contrario di altre illustri band del passato
che,fissatesi sul fatto di rendersi al passo con i tempi,oramai non
sono neanche l'ombra di loro stesse. Le linee melodiche sono sempre le
stesse, ma il suono più compatto, le rende a mio avviso più toste,
insomma una buona prova. Si parte col minuto dell'opener INDUCTION,
tanto x riscaldare le orecchie, per poi passare alla grande con
DETHRONE TYRANNY, un pezzo trascinanteil cui refrain ricorda molto da
vicino quello di Land of The Free. La macchina Zimmermann si ripropone
all'audience in ottimo spolvero, passando da passaggi in doppia cassa.
A momenti più rilassati ma sempre tirati,e si arriva a THE HEARTH OF
UNICORN, pezzo che sembra venuto fuori dalla penna di Kk Downing e
Glenn Tipton,la somiglianza con un pezzo di Painkiller infatti è
incredibile (omaggio a uno dei gruppi preferiti di Kai Hansen, o
semplice scopiazzatura dovuta a mancanza di ispirazione? Mah! ), fatto
sta che il pezzo risulta bello e di impatto, anche se Kai cerca di
andare in alto con la voce, volendo secondo me, cercare di avvicinarsi
al "God" Rob Halford , non riuscendoci purtroppo, forse
proprio per questo il pezzo nonostante tutto, non risulti perfetto nei
minimi particolari ; se infatti ci fosse stato THE GOD a cantare quel
pezzo, sicuramente ne sarebbe venuta fuori una canzone da mettere
nell'Olimpo del Metal, sicuramente il pezzo più " heavy"
dell'album. Si ritorna su sonorità più power,anche se a me questa
parola mi fa letteralmente schifo, con HEAVEN OR HELL, dove i
riferimenti del Raggio Gamma sono più familiari,un mid tempo con un
ritornello da cantare a squarciagola, che riporta un po' alla
mente alcuni momenti di "Somewhere Out in Space", ma senza
comunque mai essere banali nel riproporre le melodie di tale album. Si
prosegue con la title track, anche qui doppia cassa. E il fantasma dei
Judas Priest che fa capolino, rendono il pezzo un concentrato di puro
heavy metal, con assoli che davvero sembrano venuti fuori dalle mani
delle "asce" di Birmingham più che da Kai e Henio. DAMN THE
MACHINE, è il pezzo secondo me meno riuscito dell'album, qui
francamente a non convincere è un po' tutta la struttura del
pezzo, un pezzo secondo me troppo riempi cd, troppo lento x risultare
convincente.Ma nessun problema, ci pensa SOLID a riaprire la
questione, un bel "tritacervelli" , di pura scuola tedesca,
con doppia cassa a tutto "bordone", che lascia ben pochi
momenti di tregua, e come sempre la voce graffiante di Kai a condire
il tutto. Con la seguente FIRE BELOW, ritornano alla memoria i mai
dimenticati Accept, sopratutto nella parte iniziale del riff, dopodichè
il pezzo si snoda in un'altra palla di metallo incandescente, che farà
"muovere" i "kids" dal vivo, soprattutto per il
roccioso suono di chitarra.Ma ecco che FOLLOW ME, si presenta in
pura,purissima scuola tedesca,in cui sembra quasi di risentire
all'inizio una certa Eagle Fly Free, ma è solo un momento, il pezzo
assume una sua fisionomia,in tipico stile gammarayano, dove trovano
spazio anche le tastiere, per creare un sottofondo di base, che mai
soverchia il lavoro di chitarra,in sostanza un pezzo che ogni fan dei
Gamma Ray si aspetterebbe. Anche EAGLE, è inutile negarlo, ma sembra
venuta fuori da Painkiller,e se sentita bene, ha molte similitudini
con "Metal Meltdown", ascoltate bene la parte centrale prima
del chorus e poi mi direte. Chiude l'album, la ballad LAKE OF TEARS,decisamente
un bel lentone per i "metallari" dal cuore tenero. In
definitiva,non ci troviamo davanti a un capolavoro,certo va
sottolineato il bel lavoro svolto dal gruppo per riuscire a trovare
quel sound d'impatto,che fin ora non avevano mai avuto,però è anche
vero che in certi punti si è voluto guardare forse un po'
troppo al sound espresso anni fa dai Priest di Painkiller, che
influenzano l'album comunque anche se non in maniera marcata,fatta
eccezione per due episodi.Forse ci sarà chi li accuserà di plagio,io
francamente non me la sento di sparare a zero sui raggi tedeschi,ma è
certo che se Kai ci ha voluto dimostrare di amare i Priest,ci è
riuscito e anche bene,spero solo che non diventi un'abitudine. Confido
in Hansen e la sua truppa.
voto: 6,5 Running Wild
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