ROB HALFORD
“Live Insurrection”
(Metal Is Record)
|
E a così breve distanza dal primo splendido album "Resurrection", il Metal God per eccellenza sforna un validissimo resoconto della propria tournee intrapresa tra il 2000 e il 2001, e a produrre il tutto troviamo la “Metal is Records”, che per quanto mi riguarda aveva già fatto faville con il nuovo, ottimo album dei Megadeth “The world needs a hero”. Molte sono le voci che corrono su questo doppio live, chi dice che sia uscito per questioni di contratto, chi dice che le registrazioni presenti siano completamente ritoccate al computer, chi addirittura afferma che il duetto di Rob con Bruce Dickinson nel brano “The one you love to hate” sia completamente ricostruito in studio… Sarà, ma questo doppio cd vale e come il suo prezzo! Mai si erano sentiti dei suoni così freschi e potenti in un disco live dai tempi dello storico “World Wide Live” degli Scorpions, e soprattutto molti anni sono passati da quando abbiamo sentito per l’ultima volta un Halford ispiratissimo e rabbioso come su questo “Insurrection”! A dimostrare quanto detto, l’opener “Resurrection”, in cui tutta la band dimostra la propria classe e il proprio gusto nella scelta dei suoni: le chitarre taglienti e l’ugola d’oro del Prete di Giuda fanno da contorno al vero elemento solista di questo brano, la devastante batteria di Bobby Jarzombek (ex-Riot), che a ogni colpo riconferma la maestosità e la perfezione con cui è stato curato questo prodotto. La tracklist è una specie di riassunto della carriera di Rob, partendo dai Judas Priest e passando per i dimenticati Fight (vengono riproposte “Into The Pit” e “Nailed to the gun”, talmente fresche e potenti da risultare addirittura migliori rispetto alle versioni degli stessi Fight!), fino ad arrivare –con un particolare occhio di riguardo naturalmente- all’ultima uscita discografica in studio a nome “Halford”. Tantissimi sono i brani in scaletta, tanti sono i classici dei Judas Priest che preferisco di gran lunga alle penose esecuzioni live odierne degli autori stessi, talmente tanti piccoli saggi di heavy metal che non basterebbe un sito intero per commentarli tutti… Mi soffermerò quindi sulle prove più degne di attenzione. La scatenata “Jawbreaker” la dice lunga sulle condizioni attuali del God, un concentrato di aggressività pari a una bomba fatta per esplodere in faccia al perbenismo e alle nuove tendenze, un classico senza tempo a cui molti gruppi dovrebbero pagare un sincero tributo. Sono presenti anche le bonus tracks dell’edizione giapponese di “Resurrection”, ovvero “Sad Wings” e “Hell’s last survivor”, quest’ultima altro potenziale evergreen di cui non capisco l’omissione sull’lp europeo… A chiudere il primo cd troviamo invece una splendida versione di “Silent Screams”, uno slow enigmatico e sofferto, non una vera e propria ballad, ma un pezzo ricco di sentimento e personalità. Nel secondo volume spicca invece la potenza disumana di pure mazzate metalliche come “Electric Eye”, “Metal Gods” e “Breaking The Law”, canzoni per la verità già ascoltate in ogni salsa, ma sono sicuro che queste nuove versioni ve le faranno apprezzare di nuovo, e vi faranno tornare l’entusiasmo nel canticchiarle… Ma il momento più bello, più interessante e più commovente dell’intero lp è raggiunto nell’intensa drammaticità di una “Beyond The Realms of Death” secondo me addirittura superiore rispetto all’originale targata Judas Priest! La strofa che esplode in un chorus rabbioso e disperato crea un crescendo mozzafiato imperdibile, che da solo vale l’acquisto di questo “Insurrection”, l’interpretazione veramente ad altissimi livelli del maestro Rob è roba che oggettivamente non si sente tutti i giorni…per cui…regolatevi! Concludiamo commentando i nuovi brani in studio, che per la verità non aggiungono niente a quanto affermato fin’ora…Rob è splendidamente in forma anche a livello compositivo, non c’è che dire! Il mid tempo di “Heart of a Lion” con la sua melodia azzeccatissima e il suo riff portante vi catapulterà direttamente negli anni 80 senza passare dal “via”, mentre la pesantissima “Screaming in the Dark” risulta appena passabile… L’album si conclude con l’altrettanto inedita “Prisoner of your Eyes”, una ballad che necessita a mio parere più di un ascolto per essere compresa fino in fondo,ma che risulta alla fine un altro bellissimo brano da promuovere a pieni voti. In definitiva, il miglior live album heavy metal dai tempi di “World Wide live” degli Scorpions, e scusate se è poco, poi se ci aggiungete gli inediti in studio, i classici dei Judas, le bonus giapponesi, un paio di chicche targate Judas di cui non vi voglio anticipare nulla…ehm…direi che nessuno oserebbe rimproverarvi per aver speso 40 mila lire per un simile capolavoro! voto: 10 Dr.Agnar
|