LIVE REPORT

(S)HAMMER METAL FEST 2007

20-21 Luglio 2007

(Castel Volturno)

 

Dopo tanto battibeccare durante l’anno su dove si terra’ e chi suonera’ al primo festival metal piu’ importante del sud Italia, e’ finalmente iniziato il (S)hammer Metal Festival 2007. Il luogo ovviamente e’ rimasto sempre Castel Volturno, terra ricca di cultura e tradizioni nella provincia di Caserta famosa soprattutto per la buonissima mozzarella di bufala, ma il posto pero’ si sposta dallo stadio comunale al Hippo Campus Resort. Un luogo questo, dove il pubblico partecipante alla manifestazione ha potuto decisamente rilassarsi fra verde, laghi e piscine per passare poi ad un massiccio attacco sonoro con le bands piu’ accattivanti del momento della scena Metal italiana e straniera. Un ringraziamento particolare va decisamente dato a tutti i ragazzi dell’ Up The Iron’s Group e a Dino della Delirio Concerti che quest’anno si sono veramente spaccati per creare e fare di Castel Volturno la prima vera vacanza metal ! Un appuntamento al quale Metal Millennium non poteva proprio mancare!

 

1° GIORNO: 20-07-2007 

GIORNATA INTERAMENTE DEDICATA AL METALLO ITALIANO

BANDS: Enoch; Savior From Anger; Kingcrow; Coram Lethe; Valiance; Frostmoon Eclipse; Rain; Infernal Poetry; Death SS

 

Enoch: Primo gruppo ad iniziare per questa edizione dello (S)HAMMER, ci propongono un black metal con tratti sinfonici rivolti verso il doom. Iniziano a suonare verso le 15:30 con una scaletta di soli 4 pezzi. Anche se siamo ancora “quattro gatti” davanti al palco Rain alla voce ci annuncia “Mourning Palace” (cover dei Dimmu Borgir, nda.) pezzo pero’ eseguito assai maluccio soprattutto nelle parti alle tastiere di Misan e nella batteria di Fra. Si passa cosi’ ai pezzi propri tratti dal demo “Angel of Perdition” e cioe’ “Pray”, “The Poem of Emptiness” e la finale “Blinded Slave”.  Ci sono ancora molti passi che gli Enoch dovranno fare per raggiungere la maestria del suono che desiderano e la mia non vuole essere una critica ma solo un incoraggiamento a fare di piu’!

 

        

   

 

Savior From Anger:  E dopo il Black niente di meglio che un sano Power Metal USA style ma targato from Naples. Prima volta per me a vederli e loro concerto tutto basato  sul cd “No way Out”. I Savior from Anger nascono dalla volonta’ di Marco Ruggiero che dopo i Nameless Crime fonda questa nuova realta’. Devo dire che personalmente non mi sono dispiaciuti perche’, anche se prediligo il Thrash e Death, adoro comunque le sonorita’ Power quando sono azzeccate. Il quintetto partenopeo inizia con “No Way Out” nella quale si sente subito l’estenzione vocale di Bruno Masulli. Buone poi anche le parti di chitarra e basso. Si passa cosi’ a “Claustrophobia”, “Killing Greed” e “Victim of Rage”. Le poche unita’ di metallari presenti davanti al palco cominciano ad accennare i primi head banging anche se la band tira fuori tutta la rabbia che ha dentro di se. Si passa poi con le finali “Double Shot” e “Shudder of Death”.

         

 

 

SRL: Lasciato il palco dai SFA salgono su i Ternani SRL. Vuoi che siano della mia regione (Umbria, nda.) , vuoi che suonino Thrash Metal, ma per me questa e’ una band storica nel panorama metal in Italia. Per loro poi oggi era anche un giorno particolare perche’ presentavano alcune canzoni tratte dal nuovo album “Mutatio et Maestitia”. Album con il quale gli SRL raggiungono a pieno la loro maturità artistica, fatta di un death thrash metal che non lascia concessioni melodiche ma che basa sull’impatto e sulla violenza il proprio punto di forza. I nostri presentati inizialmente dal nuovo singer Khaynn attaccano con la furiosa “La Sentenza” piazzata a perfezione come opener in quanto uno dei migliori episodi del disco, bilanciato tra sfuriate aggressive e riffoni pesanti come macigni, a cui segue “Melma”. Una sorta di pausa per tirare il fiato prima dell’attacco frontale di “Inerme”,  su cui spiccano le doti della sezione ritmica di Jerico e Rawdeath, rispettivamente al basso e batteria.  Si passa cosi’ a “Il Funambolo” tratto dal precedente album “In Memoria Temporis” del 2004 per concludere poi con la finale “Il Canto Della Devastazione” che termina questa loro performance con Elvys e Alcio alle chitarre piu’ scatenati che mai! Grandissimi!

             

 

KINGCROW : E dopo tutta questa prima massiccia devastazione sonora si fa’ spazio un piu’ ricercato Progressive Metal Rock. Li avevo gia’ sentiti inizialmente all’ Evolution poche settimane prima e devo dire che i romani Kingcrow sanno il fatto loro. Il loro sound e’ da paragonarsi simile ai Rush e Queensriche e il concerto propostoci spazia nell’ ultimo album “Timetropia” del 2006. Non ho assistito a tutta la loro performance ma dei pezzi che hanno suonato ricordo “Timetropia” , “A Merry Go Round” e “A Hithhiker Turn O..” Buona anche  l’estensione vocale di Mauro Gelsomini coadiuvata da Diego Cafolla e Ivan Nastasi alle chitarre.

        

 

CORAM LETHE: Finita l’esibizione dei Kingcrow e dopo un veloce bagno rilassante in piscina che mi toglie tutto il caldo, salgono sul palco i senesi Coram Lethe. Forti di 8 anni di carriera artistica e dopo svariati cambi di line up, la band ci sviolina un massacrante concerto di ottimi riff, coadiuvati dalla prepotente vece growl della nuova cantante Erica Puddu. Li Avevo gia’ sentiti altre volte in concerto dentro piccoli club fra Umbria e Toscana, ma l’esperienza di vederli dal vivo in un contesto come lo (S)HAMMER FEST, proprio mi mancava. Dopo un piccolo intro (“A Splendid Chaos”, nda..) il combo senese attacca con Double Identity passando subito poi con “Shouts of Cowards” (fra l’altro una delle mie preferite). Il basso di Federico Stiaccini (suona anche con gli Overfaith, nda.. ) si fa sempre di prorompente fin quasi a soffocare la poca aria che si respira a fatica in questa assolata giornata e il pubblico si decide finalmente a pogare un po’ . Ottima presenza on stage anche per Filippo Occhipinti e e Leonardo Fusi alle chitarre che non ci risparmiano neanche un secondo di tranquillita’. Si passa poi con la grande “Pain Therapy For A Praying Mantis” (che ho potuto apprezzare meglio quando l’hanno fatta al Gods Of Metal, nda..) arrivando a “Dying Water Walk With Us”.  Piccolo attimo di pausa per il quintetto toscano e Erica ci annuncia la finale “Instinct” supportata magnificamente dal sottoscritto e da qualche decina di fedelissimi metallari davanti al palco. Si conclude cosi’ la mezz’ora a loro disposizione che avrei preferito ascoltare piu’ di notte visto il loro Death Metal Style piuttosto che alle 17:30 del pomeriggio! Pazienza!

 

  

  

 

VALIANCE: Altra band campana a tornare sul palco dello (S)HAMMER FEST di quest’anno. Si tratta dei napoletani Valiance che con il loro Prog Metal si accaparrano un posto d’onore nella scaletta dei gruppi del primo giorno. Gia’ attivi dal 1994 dopo un piccolo intro i fratelli Marco e Amedeo De Angelis insieme con Dario Nuzzolo iniziano subito con “Feed My Rage” tratta dall’omonimo mini cd, passando poi senza sosta con “Long Way To Hell”. La cassa della batteria di Alessandro Romano si fa’ sentire pesantemente nelle orecchie gia’ martoriate da tanto buon sound dei metal kids presenti e cosi’ dopo un passaggio di birra sul palco gli “Scugnizzi” ci presentano “Sad Ironic Flows”che non manca di essere sapientemente cantata dal buon  Carmine Gottardo. Si continua poi con “No More”, The Secret e la finale “Alien, Me”.

 

   

 

FROSTMOON ECLIPSE: E dal Prog si ritorna al Black Metal degli Spezzini Frostmoon Eclicpse che verso le 19:30 salgono on stage. Avevo gia’ avuto modo di vederli in altre occasioni e devo dire che questa e’ una band italiana che mi piace particolarmente dovuta anche dal fatto che la doppia cassa di Gionata Potenti (gia’ negli Handful Of Hate) e’ particolarmente potente in un piccolo uomo come lui! Inoltre anche il nome del gruppo risale ad una canzone dei passati Immortal degli esordi che sinceramente adoro. Quindi niente di meglio per rompere il ghiaccio iniziando con “I Hate The Future” tratta dall’ultimo lavoro “Another Face To Hell”. Riff accattivanti e marci di adrenalina allo stato puro dalla 7 corde di Claudio Alcara, subito riconfermate dall’ottima presenza scenica e dallo screming di Lorenzo Sassi che ci annuncia la glaciale “The Black Tide” ripresa dal cd del 2003 “Death is Coming”. Si passa poi con “Where No Ligths Burns”, “Drowning With The Eclipse” e “The Darkest Season Of Umanity”. L’ iper capelluto Gherardo Giannarelli al basso tiene sapientemente il pubblico sotto tenzione e quando attaccano con “Elusion Of Sorcery” dove si riesce difficilmente a non scuotere la testa e a urlare quanta piu’ cattiveria ognuno di noi ha all’interno. Infine come ogni grande band sa fare i Frostmoon Eclipse ci propinano un ottima cover dei Black Sabbath che tutto il pubblico presente canta ha squarciagola fino alla fine. Bravi ragazzi! Continuate cosi!

  

  

 

RAIN: I Rain nascono nel 1980 in quel di Bologna come band Punk per iniziativa del chitarrista Luciano Tattini e del batterista Gianni Musso, ma dopo brevissimo tempo si spostano verso sonorità Hard Rock/Heavy Metal tipiche degli anni '80 che mantengono fino ad oggi. La track list che ci presentano oggi poi e’ quella delle grandi occasioni. Pertanto il quintetto bolognese sfodera subito l’introduttiva “Love In The Back” seguita magistralmente da “Last Friday”. Le song riescono ad essere nello stesso momento grintose ma melodiche e scivolano via senza cadute di stile. Una nota particolare va anche ai cori: la maggior parte delle volte li trovo azzeccati e ben fatti, di solito in certe produzioni si tendono a sottovalutare e magari, per mancanza di organico, a farli con solo un paio di voci, qui invece risultano ben omogenei. Con “Dad Is Dead” Il pubblico lentamente si scalda e le risposte agli inviti che provengono dal palco si fanno di minuto in minuto più convinte e rumorose. Grosso merito va non solo al sound roccioso e possente che si spande dalle casse ma anche alla notevole presenza scenica degli emiliani, in moto perpetuo sul palco. “Mr. 2 Words”, “8 Bar”, “Heavy Metal” e “Only For Rain Crew” scivolano via velocemente sopra le teste del pubblico. Basso e chitarre si rincorrono senza sosta, catturando l'attenzione degli astanti anche quando i brani possono vivere brevi (decisamente brevi!) momenti di stasi. Questa è una attitudine che è impossibile non apprezzare. Troppi gruppi autoindulgenti hanno dimenticato questa lezione. Non i Rain. E d'altre parte gli oltre vent'anni di attività vorranno pur dire qualcosa! Concludono poi il concerto con “Yellow Putrefaction” e “Born To Kill” in cui le urla di alcune donzelle sotto al palco soffocano quasi la loro musica.  Promossi a pieni voti! Grandi Rain!

 

  

 

 

INFERNAL POETRY: Da qui in poi comincia quella che per me e’ stata la vera mazzata del primo giorno della quarta edizione dello (S)HAMMER FEST, poiche’ gruppi come questi ultimi due che stò per recensire penso che non abbiano bisogno di presentazioni. Iniziamo con gli Infernal Poetry allora! Il combo marchigiano fautore di un ottimo Schizo Metal dopo un piccolo intro sfodera subito tutto il suo carisma con “Forbidden Apples”in cui anche i piu’ attempati metallari che erano rimasti seduti fino a questo istante si alzano subito in piedi per omaggiare una cosi’ grande costanza e determinazione. Ovviamente la scaletta prosegue con “Winter”, “From Mortal To Body” e “I Always Lay Beneath”. L’energia che emana Paolo Ojetti (cantante della band, nda..) con la sua voce fa trasudare da tutti i pori pura adrenalina cosi’ come pure gli altri membri della band. Si continua con “The Next Is Mine” suonata in maniera impeccabile. La band che fra l’altro copie 10 anni di attività tiene il palco alla grande e sono fantastici anche i siparietti in cui Paolo scende dal palco per far cantare con il microfono anche il pubblico. Ovviamente poi toccava sempre a me riprendergli il filo che si impigliava ogni volta nei cannicci davanti al palco visto che stavo proprio li davanti a godermi il concerto. Vero Paolo? Show must go on allora! “Flashapes”, “They Dance In Circles” e “Punishment” scorrono via veloci e massacranti al tempo stesso, come pure e’ bello da assistere alle scene di pogo nello spazio vuoto che si e’ creato di fronte alle transenne! “Hell Spawn” e’ la loro ultima canzone tratta dal repertorio della loro discografia, ma puo’ un gruppo finire un concerto senza una cover adeguata? NOOO!!! E allora via con “Fear Of The Dark” (cover degli Iron Maiden, per i profani) cantata a squarciagola praticamente da tutti gli astanti alla manifestazione e suonata con il classico stile e modo di fare che solo gli Infernal Poetry possono fare! Spero di rivederli presto dal vivo e a chi ancora manca di vederli, consiglio sicuramente di ascoltarli perché ne vale la pena!

   

 

 

DEATH SS: Dopo aver liberato il palco dalle attrezzature delle altre band, alle 22:30 salgono sul palco Steve Silvestre e soci. I Death SS ragazzi! La prima e una band qui in Italia che da oltre 30 anni ci propone un horror metal a caratteri grandguignoleschi! Personalmente li adoro! Dopo i soliti fuochi artificiali di esordio, il combo toscano inizia con “Give’em Hell” continuando poi con “baphomet” e la storica “Horrible Eyes”. I fiorentini hanno sfoggiato brani storici come “Let The Sabbath Begin”, “Der Golem”, “Baron famedi” ,Where have you gone e per chiudere in bellezza la grandiosa Heavy Deamons!
Anche il trucco dei componenti si rifaceva ai vecchi album, la morte, l’uomo lupo, la mummia, lo zombie e il Vampiro sono tornati quelli che erano prima, anche se nel loro vestiaro faceva comparsa qua e la abiti piu’ hi-tech che ultimamente indossano. Difatti non manca la grande “Hi-tech Jesus”e “The Way of The Left Hand”.  
La parte teatrale della serata ha fatto da padrona: abiti di scena, comparse, giochi di luci molto curati, e tutte le altre cose caratterizzano uno spettacolo dei Death SS, come le croci incendiate, le donne nude vestite da suore, gli amplessi simulati ed il sangue che scendeva dal calice di Steve Sylvester.
I pezzi sono stati eseguiti magistralmente, tutti bravissimi, in particolare il chitarrista Emil Bandera che ha sfoggiato una precisione invidiabile!
Il pubblico, e’ stato attivissimo per tutta la durata del concerto, due ore, senza mai annoiarsi grazie anche all’esperienza dei nostri sul palco.
L’horror show dei Death SS ha fatto ancora una volta centro e secondo me gruppi come loro non moriranno mai! Si conclude cosi’ in bellezza la prima giornata e dopo qualche birretta di relax dopo questa calorosa giornata si va finalmente a riposo in hotel.

   

 

 

2° GIORNO 21-07-2007

 

BANDS: WINTER OF LIFE, SOTHIS, GRIMNESS, ILLOGICIST, ROCKLESS TIDE, NOVEMBRE, VADER, DESTRUCTION, ANATHEMA

 

Winter of Life: Con questa band inizia cosi’ la seconda giornata del festival. La musica di questi napoletani è un gothic con diverse influenze che alterna momenti più tranquilli ad altri più rabbiosi, cerca le atmosfere ma si abbandona anche a sfuriate, purtroppo però i vari elementi del sound non sono tutti sullo stesso livello qualitativo. Mentre infatti le parti più tranquille ed evocative non sono per nulla disprezzabili, le parti più rabbiose invece non mi hanno convinto sempre. Ciò però non ha impedito a Peppe Sgrò e soci di raggiungere durante questi anni una maturità artistica di tutto rispetto e di andare a pubblicare nel 2003 “Parentheses” che ne rappresenta l’esordio discografico. Band di tutto rispetto nel contempo. Da non sottovalutare nel futuro.

 

    

 

Sothis: Ottima prova della band di Teramo, devastanti dal vivo quanto lo sono risultati dal cd. Sono stati veramenti fantastici soprattutto per come hanno saputo tenere il palco e in particolar modo Franco Topitti (cantante, nda..) che ha gestito la scena come un frontman di tutto rispetto. Fautori del loro personale tipo di Thrash Metal e al via con: “Allora ragazzi, siamo metallari o no?” i nostri iniziano subito con “War Pigs” e “Psychonoise”. Finalmente vedo davanti a me le scene che aspettavo: tanto pogo e stati di gran divertimento dal marasma generale. Poi si va avanti con “The Purifier”, “Skeletal Presence, “Act of Sorrow” e la finale “Beyond the Bound”. Oltre alla voce trascinante di Franco, devo comunque rendere merito anche agli altri componenti della band: Gaetano Ettorre al basso, Davis Ercole e Adriano Quaranta alle chitarre, Michele Melchiorre alla batteria. Devastanti ed estremi!

  

  

 

Grimness: Altro giro, altra corsa per un altro gruppo italiano di buon livello a cui tocca una venticinquina di minuti per da fuoco alle loro polveri. I romani Grimmness iniziano subito con “A New Version Of Reality”. La proposta musicale che va ad esibirsi, si assesta su un potente black metal costellato qua e là da riff simil thrash con un ottima parte alla chitarra dotata di un sound granitico che arricchisce e rende piacevole ed originale la proposta.  Si procede poi con “The Price Of Destruction” e “”Proud To Be Damned”. I suoni migliorati, una buona presenza scenica del gruppo, uniti alla perizia tecnica del quartetto fanno il resto per un'esibizione che riceve non pochi consensi dal pubblico presente. I Grimness concludono poi con “Obliged To Die” e “Laws Of Disorder”. Bella prova! Spero di rivederli presto live!

 

  

 

Illogicist: Gli aostani Illogicist propongono un death molto vario e articolato, debitore del filone Death/Cynic/Atheist della prima metà degli anni '90. Peccato per il poco tempo a disposizione, perché questi ragazzi meritano davvero. Inoltre il pogo che si e’ creato sotto il palco e’ stato degno di ammirazione dal sottoscritto perche’ quando il gruppo tira, anche la risposta del pubblico e’ convincente! Cinque pezzi anche per loro: “Insigth Eye”, “The Absolute Or Nothing”, “Core” e “Be My Guide”. Voglio comunque segnalare la loro formazione: Diego Ambrosi – Guitars; Luca Minieri - Guitars/Vocals; Emilio Dattolo - Bass  e Marco Minnemann - Drums

  

 

 

Rockless Tide: Si comincia con loro l’inizio delle band straniere e il suond che il combo tedesco ci propone è un ottimo Heavy Thrash teutonico. Il concerto inizia con un lungo ringraziamento del cantante che tradotto in parole povere dice di essere felice di essere qui e che deve tutto a Dino della Delirio Concerti e a noi per il supporto. Devo ammettere che ero leggermente prevenuto nei confronti della band, sicuramente persone squisite visto che ho avuto la possibilita’ di conoscerli di persona poiche’ dormivamo insieme nell’hotel. Musicalmente pero’ non li conoscevo e quindi ho potuto assaporare una performance di una band per me del tutto nuova. I Rockless Tide hanno un piglio notevole sul palco, sprigionano rabbia e violenza al punto giusto, senza però perdere il contatto con il pubblico. Fantastica la prova dei due singers in canzoni come “Death Train”, “Corrupted”,  “Madness Within”, “Self Destruct” e “Evolution” anche se gli occhi erano tutti per la bella e simpatica Susanne, chitarrista del gruppo tedesco. Peccato che per problemi di orari la band e’ stata costretta a tagliare un po’ la scaletta, ma sono convinto che il pubblico presente qui a Castel Volturno difficilmente dimenticherà il loro show, Thrash Metal fino al midollo.

   

 

 

Novembre: Torna a sventolare il tricolore quando sul palco salgono i romani NOVEMBRE. Spero vivamente che non se ne abbia a male la band dei fratelli Orlando, ma per quanto possa apprezzare la loro proposta su cd e per quanto sia innegabile la loro bravura, il tipo di musica proposta non rende al massimo in sede live, a maggior ragione in un open air. Dico questo dopo averli ascoltati altre volte e quindi quello che ho detto non si e’ fermato ad un semplice primo ascolto. Comunque sia, ottimi i brani e ottime le performance dei singoli, con Giuseppe Orlando come sempre un gradino sopra gli altri per quanto concerne il suo lavoro dietro la batteria. Ma dopo qualche song l’energia che si era scaturita nel pubblico inizia leggermente a calare, poiché prima di loro si sono esibite solo band particolarmente cariche. Tuttavia, sono numerosi i fans della band assiepati sotto le transenne del palco che cantano a squarciagola i brani insieme a Carmelo. Il loro show inizia con “Cold, blue, steel” e prosegue con “My starving” “Aquemarine”, “Nostalgiaplatz”, “Come Pierrot” , “Materia”, “The Dream” , “Child” e la finale “Let Me Hate”.

    

  

 

Vader: Dopo un lunghissimo soundcheck tocca ai Vader calcare il palco dello (S)hammer. Non sono stati pochi i problemi causati dalla band polacca, a partire dall’interminabile soundcheck (che li ha portati a dover tagliare la scaletta, ma d’altra parte è dipeso solo ed esclusivamente da loro). Ritardo utile perche cosi' i nostri hanno migliorato nettamente il suono rispetto ai Novembre. Si comincia a formare davanti al palco un pit di metallari cazzuti a agguerriti che comincia a gridare: Vader!! Vader!! E allora via! Fuoco alle polveri! Si parte alla grande con ShadowsFear, tratta dal loro nuovo album “Impressions In Blood” e la gente inizia veramente a farsi male! Pogo sfrenato dall' inizio alla fine. Si prosegue con “This Is The War”, “Reborn In Flames” , “Predator” piu' altri pezzi del loro stratosferico repertorio. Suoni quasi perfetti e band in gran tenuta che dà letteralmente una lezione ai presenti di cosa sia il death metal. Brani veloci, possenti, chirurgicamente precisi, con il gran capo Piotr Wiwczarek a vomitare rabbia sui metalheads. A fine concerto sono rimasto veramente impressionato dalla loro esibizione e come me presumo che anche i Vader siano rimasti soddisfatti dalla loro esibizione. Soddisfatti anche noi popolo metallaro macina chilometri…

  

 

 

Destruction: A questo punto dovevano esserci gli Anathema, ma come spiegherà anche Schmier in una pausa dello show, il giorno dopo la sua band sarebbe dovuta partire di prima mattina per la Grecia, quindi di comune accordo con gli Inglesi la scaletta finale delle band ha subito un inversione di programma. Inutile dire che a mio parere (e anche di molti altri, nda..) questa scelta è stata vincente, perché dopo la furia dei Vader si è potuto continuare con quella dei Destruction. Poi a mio avviso, lo show dei fratelli Canavagh si è dimostrato più adatto a porre il sigillo al festival, per anni poi messi sempre in disparte dalla Live a suonare verso le due o le tre del pomeriggio. “Curse The Gods” apre le danze ed e' subito l’inferno! Ho visto la band tedesca una marea di volte, ma ancora oggi mi chiedo come diamine facciano a fare tanto macello essendo solo in tre sul palco. La setlist come riportata sotto spazia in tutta la discografia del combo. Davvero il muro di suono scatenato è incredibile, per non parlare poi della naturalezza con cui Schmier e Mike tengono la scena. Se a questo aggiungiamo una scaletta letteralmente letale con capolavori come “Mad butcher”, “Eternal ban”, “Thrash ‘till death”, “Total desaster” e chi più ne ha più ne metta, capirete da soli come quello dei Destruction sia stato uno show devastante. I suoni sono perfetti e devastanti e la band è in gran forma. Il pubblico è letteralmente in delirio, e restituisce ai tre la giusta carica e la giusta adrenalina, in una sorta di simbiosi. Si continua con “Nailed to the cross”, “Inivincible force”, e c’è tempo anche per un bel drum solo di Mike Reign che mi ha fatto venire la pelle d'oca. La band infine pone fine alle ostilità con l’accoppiata “Bestial invasion”/“The butcher strikes back”. A questo punto non resta altro da fare che raccogliere le “vittime” nel pit, con la band che saluta i presenti con un inchino prima di sparire dietro il palco. Che dire, dopo la devastante performance dei Sodom dell’anno scorso quest’anno è toccato ai cugini Destruction. Quando il thrash metal tedesco raggiunge questi altissimi livelli c’è poco da fare, non ce n’è per nessuno…

  

  

 

Anathema: Per i metallari più estremisti il festival è terminato qui, tant’è che alcuni di loro hanno deciso di abbandonare prematuramente l’Hyppo Kampos. Posso dire una cosa:  mai scelta fu più sbagliata! Quelli di loro più aperti mentalmente che come il sottoscritto hanno deciso di dargli una chance a fine serata hanno potuto godersi uno show di alta classe, suoni impeccabili, bravura e maestria. Certo, ultimamente le sonorità della band si sono discostate parecchio dal metal ma per chi ama la musica come liberta’ di espressione, confini non ne dovrebbe avere. Inoltre la particolare atmosfera che si è venuta a creare qui all’Hyppo Kampos fra il pubblico e la band è stata come ad una festa di amici, senza presunzione, atteggiamenti divistici o quant’altro, e inizia subito con “Shroud of false”, seguita da “Fragile dreams” ed “Empty”. Musicalmente suggestivi e sognanti e con la notte complice, gli Anatema fanni si che le centinaia di persone che cantano insieme a Vincent trasformino il tutto in una specie di viaggio nell’immaginario. La track list è molto lunga (circa due ore) e pesca a piene mani da tutto il repertorio della band, ed ecco quindi arrivare, tra le altre, anche “Sleepless”, “Closet” e “Inner silence”, che letteralmente ipnotizzano sia i numerosi fans del gruppo, sia gli scettici di cui parlavo prima. C’è tempo anche per “Angels walk among us”, un inedito tratto dall’imminente nuovo cd della band, ma nonostante ciò il tempo è tiranno e la band ha già sforato di un po’ rispetto all’orario che era stato inizialmente indicato come quello di chiusura. Per fortuna le forze dell’ordine sono stati gentili e disponibili e nessuno di loro ha interferito (anche su questo ci sarebbe da riflettere, abituati come siamo a tagli brutali ai vari festival come l’Evolution di quest’anno…), lasciando il gruppo libero di completare il proprio set con “Angelica” e “A dying wish”, prima dell’immancabile cover di “Confortably numb” dei Pink Floyd. Dopo quanto detto mi sembra superfluo sottolineare che la band è rimasta tra i ragazzi del pubblico tranquillamente a chiacchierare e bere birra dopo il concerto, a dimostrazione del fatto che quando si è grandi lo si è fino in fondo…

  

 

 

In definitiva… che altro dire? Il {S}HAMMER METAL FEST ha chiuso alla grande la quarta edizione e non c’è altro da fare che sperare in altre avvincenti edizioni nei prossimi anni. Anche perche’ come ho piu’ volte ribadito in altri live report, la nostra penisola ha bisogno di festival genuini come questo, perche’ il solo fatto di supportare molte band italiane di pari passo con quelle straniere in posti come quello di quest’anno ha gia’ un senso di cosa familiare e riuscire a coniugare una vacanza ad un concerto non e’ sinceramente cosa da poco dalla quale non si esce solo deliziati dal buon metal spaccaossa ma anche rilassati in un posto dove la natura regna sovrana. Poi se nella prossima edizione mi portano anche i Tankard o i Kreator posso dire di essere totalmente appagato dopo aver visto i Sodom dell’anno scorso  i Destruction di quest’anno. Un applauso finale lo voglio comunque ancora dare a Deliro Concerti e all’Up The Irons Group che con passione e semplicità hanno messo su uno dei festival più belli della nostra penisola e anche a tutti i ragazzi che come me si sono fatti centinaia di chilometri per assistere a questo evento che almeno per me rimarra’ impresso nella memoria per lungo tempo!

 

ALTRE FOTO DEL FESTIVAL:

  

 

  

 

  

 

PHOTO LIVE REPORT DI LORD BAPHOMET

 

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