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REPORTAGE, 9/6/2002 MONZA (MI), STADIO BRIANTEO Seconda giornata del Festival
Neanche avessimo portato con noi una cassetta dei Death SS, la mitica "nuvoletta del metallaro" ci ha fedelmente accompagnati per tutto il viaggio! Con la mia Panda "Tallo-mobile" Young siamo infatti partiti da Firenze (!) alla volta del Brianteo, incontrando varie avversità quali le pessime condizioni meteorologiche, il diluvio universale nei pressi di Parma, un improvviso surriscaldarsi del radiatore all'altezza di Milano e l'ignoranza dei Lombardi nel gestire le strade, assolutamente trascurate in fatto di manutenzione e segnaletica turistica! Ma per fortuna le nostre paure di arrivare con un pauroso ritardo non si sono realizzate; mi compiaccio infatti di un magistrale parcheggio in una viuzza dimenticata da Dio dove, tagliando per una simil-palude, abbiamo raggiunto lo stadio in men che non si dica. Giusto in tempo per compiacermi della prova live dei Metalium, che preferiscono ben a ragione deliziarci con estratti dal loro primo lavoro "Millennium Metal Chapter One"; infatti a stordire il -poco- pubblico ci ha pensato l'energica "Fight", seguita dalla bellissima "Dreams of Doom". I Metalium sono un'ottima band, inutile negarlo, e la dimostrazione la fornisce l'inno "Free Forever", posto in chiusura della performance. Immediatamente scatta il turno dell'eterno fanciullo metallaro Blaze Bayley, che gestisce meravigliosamente il palco, sfoggiando il suo immancabile cappellino a la "Over the top" e presentandoci una selezione al fulmicotone; "Kill and destroy", "Leap of faith" , "Speed of light" e l'ottima "Tenth Dimension" sono i brani proposti dall'ultimo lp, mentre assolutamente topico è il momento di "Man on the edge", cantata a squarciagola da tutti. Noto in giro (con grande gioia) un comportamento molto più civile, sempre nei limiti, da parte del pubblico italiano e un'organizzazione nettamente superiore a quella dell'anno scorso: l'Italia metal sta facendo progressi? Speriamo di sì… Blaze e la sua band ringraziano il confortevole stadio Brianteo, che si conferma anni luce superiore allo squallido e invivibile Palavobis, e abbandonano il palco per cedere il posto al primo, vero, main event della giornata. Ma se è vero che insieme alla Bestia (in questo caso Blaze, ahahah) c'è sempre una Bella, di certo qui il tutto non si smentisce; a calcare il suolo monzese infatti è la splendida Doro Pesch, ormai sulla soglia degli "anta", ma con ancora tanta grinta e tanta bellezza da far venire le lacrime! Abbigliata nella migliore tradizione Warlock, la bionda valchiria apre le danze intonando una "I rule the Ruins" d'altri tempi, sfoggiando un sound d'impatto e una voce che non ha subito mutamento alcuno nel corso degli anni. E' un vero e proprio Heavy Metal Party, quello scatenato da Doro; "Burning the Witches", "Hellbound", e la recente, anthemica "Burn it up" escono come pugni nello stomaco dalla boccuccia di quell'angelo biondo acclamato ingiustamente solo da pochi cultori, mentre a sorpresa una "East meets West" mi regala emozioni incontrollabili, facendomi letteralmente andare in delirio nella prima fila! Chiude il tutto -in maniera piuttosto scontata, devo dire- il classico "All we are", il momento in cui più persone si sono avvicinate al cospetto di Doro. Altro cambio di palco, ma stavolta a favore dei nostrani "big", ovvero i Domine di Enrico Paoli. Avevo riposto tutta la fiducia possibile nei miei beniamini italiani, considerate le loro reali potenzialità in particolare quelle del singer Morby, ma quando il tagliente riff di "Hurricane Master" tenta di fendere l'aria, mi compaiono i punti interrogativi negli occhi tipo cartone animato della Disney!!! Cosa succede??? Perché Enrico è così teso e anchilosato? Perché Morby non si lascia andare all'intrattenimento e preferisce riciclare mosse già usate, con tanta plasticità e poca scioltezza? Cosa stesse succedendo non si sa, ma mi sale leggermente il nervoso quando "Horn of Hate" viene presentata in modo strascicato e scialbo, facendo rimpiangere momenti come "Stormbringer" o "Freedom Flight"… I pezzi nuovi non funzionano dal vivo? Non credo che sia questo il problema, visto che il vertice dello show viene raggiunto proprio con la recentissima "Ride of the Walkyries", in cui nei nostri comincia a far capolino tutto l'entusiasmo cui ci avevano abituati. "Dragonlord" chiude l'esibizione, sinceramente poco convincente nel complesso. Giornata storta, a mio parere. Ma ora è il momento dei grandi nomi (perché, i Domine e Doro non sono grandi nomi, signora Live? NdA) ed in particolare degli storici Virgin Steele, band che in tempi recenti ha dimostrato una scarsa competenza dell'organizzare le playlist dei loro concerti come supporter-act. Probabilmente Defeis e compagni hanno lavorato bene onde porre rimedio a ciò, poiché il loro act è risultato essere uno dei migliori della giornata! Irrompe come un fulmine quindi la violenta "Invictus", con Defeis che insegna a TUTTI i suoi colleghi come si gestisce un palco professionalmente, con la grinta e con il cuore, con lo sguardo e con il look; e di lì in poi un classico dietro l'altro! La superba "A token of my hatred" è il miglior biglietto da visita per farci partecipare ad ulteriori loro concerti, "Defiance", "Great sword of flame", "Life among the ruins" e "The Firegod" annichiliscono per impatto e interpretazione. La band è a livelli eccelsi, merita la medaglia d'argento della giornata, senz'altro, e quando viene innalzata come un grido di guerra "I will come for you" il mio cuore impazzisce e non me ne frega più un emerito cazzo della pioggia che infastidisce lo show!!! David torna alla postazione tastieristica con l'intento di chiudere con chissà quale brano (forse "Symphony of steele"??? Non vorrò mai saperlo…), quando gli infimi organizzatori decidono con molta disinvoltura di interrompere lo show staccando l'impianto della corrente; questi atti sono viscidi, infantili e da persone malate di mente, perché non esiste punizione più grande di quella che loro hanno inflitto alla band americana e ai suoi fans. Signora Live, hai agito a tuo rischio e pericolo! Spazio ai Symphony-X invece, che ho preferito perdere per andare a fare un giro fuori dallo stadio, tra bancarelle di dischi & magliette e spuntini vari con i sandwitches ("panini al suino scotennato", direbbe il Running, ahahah) che mi ero portato da casa. Rientro invece tutto baldanzoso e riposato per l'esibizione che più mi incuriosiva: quella di "Rock'n'Rolf" Kasparek e dei suoi Running Wild. Un elegantissimo sipario e vari ornamenti sono stati montati sullo stage, il tutto con grande classe…una classe che purtroppo la band non ha saputo riversare in musica! Il leader è invecchiato, in faccia gli si legge un accenno di passione per il dio denaro più che per il rock'n'roll, in poche parole, pare che l'ammiraglio Rolf si stia pian piano trasformando in Capitan Findus… Peccato davvero, il concerto vanta di numerosi effetti pirotecnici e spettacolari, ma è la sostanza che manca, e tutti questi fronzoli puzzano lontano un chilometro di maschera. Non bastano una rovinatissima "Souless" e una lagnosa versione del classico "Riding the storm" a dare il contentino ai vecchi fans, i soli 30 minuti -e non è uno scherzo- di concerto sono stati farciti con numerose chiaviche tratte dal loro ultimo "Brotherhood" e neanche in chiusura sono riusciti a salvarsi, sacrificando brani da finale epico come "War and peace", "Conquistadores" o "Under Jolly Roger" in favore dell'orrenda "Victory". Bocciati, e come potrebbe essere altrimenti??? Ma a risollevare le sorti ci pensano seduta stante i bardi di Krefeld, al secolo Blind Guardian, una band su cui tanto è stato detto, e sulle cui esibizioni live tanti hanno avuto da ridire; per quanto mi riguarda, questi tedesconi che neanche si prendono troppo sul serio, hanno dato un'ottima dimostrazione di come si possa proporre dal vivo musica strutturalmente difficilissima senza scadere nel ridicolo, di come si possa essere coinvolgenti e trascinanti anche interpretando del materiale difficilmente orecchiabile in sede live. L'ottima "Into the storm" è l'inno che porta degnamente i Blind sul campo di battaglia, seguono delle stupende esecuzioni di "Welcome to dying", "Mordred's Song", "Time stands still" (coraggiosissima, pochi oserebbero inserire in scaletta un brano così complicato!), della sparata e nostalgica "Walhalla", di "Mirror Mirror", della lunga "Imaginations from the other side", più un paio di episodi tratti dall'ultimo lp. Ma il top sicuramente è rappresentato dalla magica "Nightfall", cantata a squarciagola da tutto lo stadio, dalla mastodontica e poetica "Script for my requiem", forse uno dei loro migliori brani di sempre, e dalla vincente accoppiata "Lord of the rings" e "Bard's song", due momenti che mi hanno realmente riempito di gioia e mi hanno fatto rivalutare una delle più grandi rock bands degli ultimi dieci anni. Tra ovazioni degne di una squadra che vince la coppa del mondo, il lungo cambio di palco separa la performance dei Guardians dall'entrata degli headliners. E' il mio momento, il mio gruppo preferito di sempre sta per scatenare l'Inferno! Ladies and gentlemen, form the United States of America…all hail….MANOWAR!!!!!! E l'omonima song infuria come un bombardiere impazzito, la terra trema, il volume è altissimo, l'atmosfera che si respira è diversa, come se invece che ad un concerto rock stessimo assistendo ad un'adunanza, e il putiferio totale scoppia quando i VERI Gods of Metal macinano a ruota "Blood of my enemies", "Kill with power" e "Kings of Metal"!!! Eric Adams e Joey Demaio sono carichissimi, le braccia dello scolpito vocalist sembrano esplodere tanta è l'adrenalina che fa gonfiare i suoi immensi muscoli, Joey corre lungo lo stage, come se fosse un secondo frontman, perché questa è la realtà, i Manowar hanno quattro frontmen, o se preferite, sono un unico frontman costituito da quattro persone! "Heart of steel" è immancabile, anche se forse avrei preferito la nuova, splendida "Swords in the Wind", ma anche qua i Manowar non si smentiscono: Eric Adams gioca con i vocalizzi, e impietrisce con il suo timbro tagliente come la lama di una spada. Si sprecano i saluti, i ringraziamenti e sermoni di glorificazione da parte della band americana nei confronti dei fans. E' il turno del nuovo hit-single "Warriors of the world united" che dal vivo acquista ancora maggiore potenza, "Fighting the world" la segue a ruota con il suo travolgente riff'n'roll, e lo sterminio totale dell'impurità che gira nel mondo del rock viene segnato dalle mitragliate di "The Power" e "House of Death"! Un concerto come questo non capita tutti i giorni, e neanche tutti gli anni; una band così genuina e sincera non può che essere degna di regnare su tutte le altre stelle del rock moderno, e quando la naturalezza dell'interpretazione dei quattro killers reinventa gemme del calibro di "Hail and Kill" e "Sign of the Hammer" non possiamo che inchinarci di fronte a tale regalità. I Manowar sanno suonare tutto, checchè se ne dica, ma il loro stile di vita risiede nel muro di suoni che brani diretti e semplici come questi possono creare; le altre bands che giocano a chi compone lo spartito più difficile non riuscirebbero mai a scrivere pagine di HEAVY METAL pari a queste, non avrebbero la stessa espressività, risulterebbero scialbe e inutili. Il commovente "Nessun Dorma" -tratto dalla "Turandot" di Giacomo Puccini- è ormai il saluto finale di rito al pubblico italiano, ma Joey, Karl, Eric e Scott non sono lì per perdere tempo, ogni secondo dell'esibizione è prezioso, quindi è "Black Wind, Fire and Steel" a chiudere definitivamente il festival, che sembra non aver stancato il pubblico, tanta è l'energia che i Manowar hanno restituito alle centinaia di persone presenti fin dalla mattina. Che dire, questo è stato sicuramente "The definitive Gods of Metal", una manifestazione a cui, forse, neanche gli anni 80 potevano dare luogo. E i Manowar sono il più grande gruppo della storia, ormai non ci sono dubbi, quando tutte le altre bands non esisteranno più, perché avranno già detto tutto, Joey Demaio e i suoi compagni saranno ancora lì, su qualche palco in giro per il mondo a reclamare la corona che spetta loro di diritto!!! HAIL AND KILL, DEATH TO FALSE METAL, INTO GLORY RIDE. Dr.Agnar
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