Seconda Giornata 9/6/2002

 

 

Il 9 giugno "was the day"….. sicuramente una data da ricordare nel "calentallo" (il calendario tallo). La nostra compagnia parte di buon’ora (6 am), un accorgimento molto saggio visto che ci sono volute quasi sei ore di viaggio per arrivare a Monza. Il cammino è lungo e pieno di pericoli, soprattutto per il tempo avverso (direi MOLTO avverso), ingorghi stradali e le incredibili indicazioni alla periferia di Milano, dove veramente è impossibile orientarsi, e alla fine l’uscita per Monza l’abbiamo beccata praticamente solo per volere di Odino. Mentre il fedele Dr. Agnar parcheggia la macchina nel posto più vicino che troviamo, in pratica in mezzo a una foresta pluviale, sentiamo con una certa irritazione le note dei Metalium che fendono l’aria; ho notato comunque con piacere che hanno preferito riproporre i pezzi del primo bellissimo lp, tra l’altro, per quanto ho sentito, in modo molto fedele. Entrato nello stadio, riesco solo a vedere il gruppo che lascia il palco, con l’occhio che mi cade sul bellissimo basso a forma di ascia…
Attendendo l’arrivo di Blaze, dando un’occhiata allo stadio noto come l’organizzazione sia nettamente migliorata rispetto all’anno scorso, e come, anche in seguito, la gente si sia comportata molto meglio. Grazie agli dei dell’Olimpo, il tempo è pressoché perfetto, dato che è stato coperto fino a tardo pomeriggio, impedendo al sole di fonderci le ossa, e con il sopraggiungere della sera si è via via schiarito. Unica pecca è stata una pioggia un po’ troppo fitta durante i Virgin Steele, che tuttavia è durata un quarto d’ora.
Finalmente Blaze sale sul palco (dotato, devo dire, di un’ottima acustica), e ci scalda col suo atteggiamento coinvolgente e con la riproduzione di alcuni pezzi dal suo ultimo lp The Tenth Dimension, come Leap Of Faith, Kill And Destroy, Speed Of Light e la title track "The Tenth Dimension"; immancabile il finale con la maideniana Man On The Edge.
A seguire, la mitica Doro Pesch entra trionfante (ma non in agonia ;D ) sul palco del Brianteo… l’emozione è grande, e ben ripagata; l’ancora affascinante ex-singer dei Warlock ripropone, oltre a pezzi nuovi e da solista, anche classici come I Rule The Ruins, East Meets West e la riuscitissima Burning The Witches, per finire colla classica All We Are, cantata da tutto il pubblico calorosamente. Uniche note di rimprovero sono le troppe strisce di coca che gli altri membri del gruppo si sono fatti prima di salire sul palco, e la voce non sempre perfetta di Doro (specialmente in I Rule The Ruins); rimane tuttavia un bellissimo concerto, che purtroppo si ripeterà raramente…
Giunge il momento dei nostrani Domine, che danno prova di un’ottima capacità tecnica anche dal vivo, con le nuove Hurricane Master, Horn Of Fate e la riuscitissima The Ride Of The Valkyries, e i classici Defenders e, in chiusura, Dragonlord. Tuttavia i Domine mi lasciano un po’ d’amaro in bocca… mi sono sembrati un po’ freddini, nel senso che hanno preferito non rischiare e contare su mosse e pose già programmate e provate in precedenza, con un inevitabile distacco dal pubblico; inoltre il Morby non era vestito, come invece è suo solito, molto tallo….ma questo è un dettaglio (io speravo anche nella Valchiria che facesse il coro in The Ride Of The Valkyries…;D ).
Iniziano ora alcuni problemi di cambio palco che influenzeranno la durata di tutti i gruppi successivi (e non poco!), a cominciare dai seguenti Virgin Steele, uno dei gruppi su cui contavo di più. E le mie speranze sono state pienamente soddisfatte!!! Un DeFeis è veramente unchained, e il resto della band non è da meno. Il singer dei metallers americani gestisce il palco in modo impeccabile, riuscendo semplicemente col suo naturale atteggiamento e il suo sincero amore per il Metal a conquistare tutto il pubblico (me per primo), con pezzi come Life Among The Ruins, The Fire God, Defiance e Great Sword Of Flame, questa accompagnata da una vera spada infuocata brandita dal nostro DeFeis. Salgo dal settimo all’ottavo cielo quando David annuncia la meravigliosa A Token Of My Hatred, che ripropone perfettamente, e mi mantengo in quell’orbita con la mitica I Will Come For You. Purtroppo, mentre il nostro beniamino stava per far partire un altro pezzo, a causa dei problemi di tempo viene letteralmente staccato l’impianto e la band si ritrova a dover levare le tende in anticipo… questo, aggiunto alla pioggia che era iniziata, mi ha fatto rigirare non poco le budella…
Mi prendo una pausa durante i Symphony-X, per andare a comprare il bellissimo Awaken The Guardian dei Fates Warning a una bancherella all’uscita e una mogliettina talla dei miei Blind Guardian (ma perché qui a Firenze le magliette tarocche non sono stampate bene come ai concerti???).
Rientro, e mi preparo a levare l’ancora per gustarmi Rock ‘n’ Rolf e la sua ciurma, ovvero i Running Wild. Avevo letto un’intervista su cui il capitano affermava di voler riproporre quasi solo classici a discapito dei pezzi nuovi, invece è stato proprio il contrario… Il palco vanta una bellissima scenografia, tuttavia inutile, perché è mancata la sostanza…i pochi classici, come Bad To The Bone, Riding The Storm e Soulless (rifatta piuttosto male…), sono accompagnati da moltissimi pezzi dall’ultimo lp, facendomi cadere in una noia e in una rabbia notevoli…. Quando dopo mezz’ora circa Rolf annuncia di dover fare l’ultima song della serata, naturalmente io, come tutti credo, penso che sia uno scherzo… e invece i pirati hanno dovuto lasciare i mari del Brianteo, suonando metà del tempo dovuto (ehm, l’organizzazione della Live è andata alle Canarie?), tra l’altro riproponendo, invece di uno dei milioni di pezzi meravigliosi che hanno in carriera, l’inutilissima Victory dall’omonimo album… veramente una brutta prestazione per i pirati selvaggi, cosa che mi ha veramente reso triste….
Tuttavia, la tristezza (ben più forte, anche se forse più aspettata, per il nostro amico Running), viene spazzata via dai miei carissimi bardi; è infatti l’ora dei Blind Guardian! (che ho saputo suoneranno a Firenze il 9 ottobre… e io domani vado già a comprare il biglietto ehehehehe... ).
In molti mi avevano avvertito che la loro performance dal vivo era piuttosto scadente, e d’altronde era immaginabile, data la complessità degli ultimi tre dischi… e invece i guardiani della Terra di Mezzo hanno fatto l’impossibile! Parte subito una Into The Storm a tutto bordone, riuscitissima (come tutte le altre) e che mi scalda subito l’animo, e insieme a me si sclada tutto lo stadio! I guardiani ripropongono un buon misto di pezzi classici e nuovi (forse ci stava un altro classico come, ad esempio, Time What Is Time o, se non chiedo troppo, Guardian Of The Blind…), riproponendo Welcome To Dying, valalla, la riuscitissima Time Stand Still (At The Iron Hill), le altrettanto ben fatte Imaginations From The Other Side, The Script For My Requiem, Mordred’s Song, poi le riuscitissime (non so neanche come) The Soulforged e Punishment Divine, la leggendaria Lord Of The Rings, Nightfall, cantata a squarciagola dal pubblico, e l’immancabile Mirror Mirror, con la quale ero riuscito ad arrivare ad un paio di metri dal palco…
La serata termina in magia con The Bard’s Song. I Blind Guardian hanno riprodotto TUTTE le songs divinamente, grazie anche al fatto che i cori li faceva il pubblico (cosa che ha avuto il suo culmine in Nightfall), e l’atmosfera di magia ricreata è stata unica, grazie forse all’aiuto di Gandalf…
Ed ecco, che Odino prepara la terra per l’arrivo dei Manowar… malgrado fossi praticamente morto, l’energia dei quattro Heavy Metal Men of War mi penetra nello spirito… si parte con la classica Manowar, e subito un Adams e un DeMaio distruggono tutto ciò che era stato fatto fin ora… c’è poco da fare, è un’altra storia, è un altro genere di concerto. Non contenti dell’impianto audio, i Manowar fanno impiantare altri due set di diffusori, e hanno rischiato anche di bruciarne uno… lo show continua, e si alternano classici come le epiche Blood Of My Enemies, Kill With Power, per poi passare a Kings Of Metal, Hail And Kill, Heart Of Steel, Fighting The World, Sign Of The Hammer, The Power, e pezzi nuovi come Warriors Of The World United (veramente divina dal vivo) e la devastante House Of Death. Verso la fine, i Manowar ci onorano con la perfetta Nessun Dorma, dedicandola alla nostra penisola, e terminano con Black Wind, Fire And Steel.
I Manowar hanno fatto uno show travolgente, anche se hanno suonato mezz’ora e passa in meno di quanto programmato (argh…). Unica cosa da ridire è la scaletta… io avrei in qualche modo inserito pezzi come Call To Arms (magari al posto di pezzi troppo inflazionati come Fighting The Wold o Hail And Kill) e soprattutto Swords In The Wind, che era assolutamente da fare invece di Heart Of Steel… per il resto nulla da ridire, si sono dimostrati senza dubbio i veri Gods of Metal!
A fine concerto, ormai distrutto, mi riavvio verso casa (in pratica torniamo a Firenze alle 7…), e i timpani sono destinati a fischiarmi per molte ore… ma è un dolore dolce, perché questo Gods è stato un evento assai raro a ripetersi, che dovrebbe aver insegnato, a chi ha orecchie per ascoltare, che cos’è quella cosa, assai poco definibile a parole, chiamata HEAVY METAL.
 


Guardian

 

 

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