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NECROPHOBIC - SATARIEL -
IMPIOUS
11 Gennaio 2003
Siddharta - Prato
Perché lasciarsi sfuggire l’occasione di vedere un concertone
estremo a mezz’ora di macchina da casa? Ma soprattutto, perché
lasciarsi sfuggire i Necrophobic, band svedese attiva da quattordici
anni con all’attivo quattro album, uno più bello dell’altro? La
bramosità di vedere dal vivo la formazione nordica, che con l’ultimo
ed eccellente “Bloodhymns” mi ha fatto letteralmente impazzire, e la
curiosità di vedere altre due formazioni delle quali nulla sapevo a
parte la provenienza (anche loro svedesi), mi ha fatto arrivare al
Siddharta di Prato carico di adrenalina e con il solo scopo di
“scapellare” furiosamente. Ad aprire le
danze
tocca agli Impious, band che, almeno dal vivo, fa paura tanta è la
violenza, la velocità e soprattutto la potenza che riesce a
sprigionare. Una scarica Death / Thrash si è abbattuta sui pochi
presenti, le cui facce sempre più stupefatte sono state investite da un
muro sonoro impressionante. Ma i riflettori erano puntati sul batterista
diciassettenne, semplicemente disumano: tempi serrati, precisissimi, con
gli arti superiori che facevano quello che volevano (mentre con una mano
dava il tempo sul charleston, ad esempio, l’altra mano si spostava sui
tom a velocità pazzesche, rendendo i passaggi pulitissimi ed allo
stesso tempo rapidi e tecnici) ed i piedi scalsi che sembravano sfiorare
la doppia cassa, quando invece ciò che è giunto alle nostre orecchie
non sono state altro che perle di bravura, il tutto condito con un
incessante headbanging: no comment! Nove brani eseguiti alla perfezione,
tecnica da vendere e potenza da far rabbrividire: questa è stata la
formula vincente adottata dagli Impious! Non posso certo dire lo stesso
per i Satariel, band che si presenta con un death svedese misto a black
dalle buone idee, ma dal risultato scadente in chiave Live. I pezzi sono
risultati lenti e macchinosi, tutti uguali ad un primo ascolto,
annoiando a lungo andare. Il clima “violento” instaurato dagli
Impious viene così a precipitare, il divertimento scompare e la voglia
di rifarsi coi Necrophobic affiora sempre più… Ed è così che, dopo
una pausa per il cambio palco, gli headliners della serata fanno
irruzione con un uno-due mozzafiato,
“Taste of black “ e “Dreams shall flesh”, rispettivamente la
prima e la seconda traccia di “Bloodymns”. I 2 brani, fantastici nel
suddetto album, sono stati realizzati sì in modo che la potenza si
facesse sentire, ma la fedeltà alla versione originale è venuta meno
sia per il sound-check non all’altezza (la chitarra di Bergebäck era
notevolmente più bassa di quella di Ramstedt), sia per la scarsa
tecnica di Sterner alla batteria, pasticcione ed impreciso. Le
imprecisioni varie e il non eccelso lavoro dei tecnici dietro al mixer
hanno condizionato anche i seguenti pezzi, belli ma non d’impatto,
inferiori anche alle mie aspettative. E’ con questo andazzo che si
sono quindi succedute “Into armageddon”, “Frozen empire”,
“Before the dawn”, “Shadowseed”, “Nailing the holy out” (da
“Darkside”, album trascurato dal combo svedese), la splendida “Awakening”,
“Roots of Heldrasil” e per finire “The nocturnal silence”. Così
si è conclusa una serata che da un lato mi ha lasciato l’amaro in
bocca per quanto riguarda la prestazione tutt’altro che impeccabile
dei Necrophobic, ma che dall’altro lato mi ha fatto conoscere un
gruppo di “fottuti bastardoni” che lascia il segno: remember the
name Impious!
Fearxes |