|
Tra la fine del XVI
secolo e l'inizio del XVII, visse in Ungheria la bella Erzesbet Báthory
(1560/1614), detta anche, più facilmente, Elisabeth, imparentata per via
paterna coi regnanti di Polonia e con la famiglia del più celebre Stefano
Bathory.
Quando il padre morì Erzsébet aveva appena 10 anni ed era promessa in
sposa al conte Ferencz Nadasdy, un giovane nobile di 21 anni, divenuto in
seguito noto come "l'eroe nedo d'Ungheria", molto spesso assente a causa
della sua perenne partecipazione a numerose battaglie.

Si sposarono nel 1575 quando lei ebbe compiuto 15 anni.
Dopo 10 anni di matrimonio, Erzsébet era madre di quattro figli e tutto il
suo tempo libero lo dedicava alla magia nera... Ma solo nel 1604, quando
Ferencz Nadasdy morì, Erzsébet Bathory ebbe mano libera per compiere le
sue atrocità.
Il suo castello, nei boschi di Csejthe, divenne un ricettacolo di maghi e
presunte streghe che avevano trovato nel castello della contessa un
rifugio autorevole lontano dal controllo della Chiesa.
La contessa ricercava tra l'altro, con le sue pratiche nere, di giungere
alla scoperta di un modo efficace che potesse renderla giovane e bella in
eterno, ormai la sua principale ossessione. Principale: difatti, sempre in
questo period, la contessa comincia a soffrire di numerose crisi nervose,
emicranie e lunghi stati catatonici, problemi che scomparivano del tutto
(donandole anche una certa sensazione di benessere) umiliando (di
frequente faceva svestire le ragazze davanti ai servi per deriderle),
picchiando e torturando le giovani cameriere al suo servizio.

Quando venne a sapere che era stato scoperto un elisir costituito col
sangue di vergine, la vedova Bathory non seppe darsi più pace, e cominciò
la carneficina che la rese famosa.
Ben presto le segrete di Csejthe si riempirono di giovani donne prese tra
il popolo, che una volta giunte al castello degli orrori, venivano
sacrificate in oscuri riti presieduti dalla Bathory che utilizzava il loro
sangue come ingrediente base per il suo filtro dell'eterna giovinezza.
Si raccontava anche che ella dissanguasse le sue vittime e tutto il sangue
delle giovani fanciulle finisse in vasche entro cui faceva il bagno.
Il declino della sanguinaria contessa iniziò quando una delle sue vittime
riuscì a fugggire.
Il 30 dicembre 1610 Erzsébet fu arrestata su comando del re Mattia II
d'Austria e con la donna furono rinchiusi in prigione i suoi
collaboratori. Nelle segrete del castello furono ritrovate molte ragazze,
vittime segnate da piccole ferite prodotte dagli aguzzini della contessa
per prelevare da esse il sangue da offrire alla terribile contessa.
Furono anche ritrovati molti cadaveri sotterrati nelle segrete del
castello. Al termine dell'inchiesta furono rinvenuti in totale i resti di
610 vittime.

Il processo fu celebrato a Bicse il 2 gennaio 1611 e terminò il 7 dello
stesso mese ma la contessa, in virtù del nobile ceto a cui apparteneva,
non vi partecipò mai.
Tutti i collaboratori della Bathory furono giustiziati dopo essere stati
sottoposti alla tortura mentre le donne che avevano collaborato con la
contessa finirono sul rogo con l'accusa di stregoneria.
Erzsébet Bathory invece non fu mai condannata ma fu comandato che le
finestre e le porte della sua camera, nel castello di Csejthe, fossero
murate con lei dentro, lasciando solo un piccolo spazio utile per il
quotidiano passaggio del cibo.
Per la sanguinaria contessa Bathory fu chiesta la condanna a morte ma la
sua esecuzione fu sempre rimandata.
Dopo quattro anni di questa segregazione solitaria venne trovata morta il
14 agosto 1614.
Morte che ne decretò il mito.


By Count Angst (2005)
|